Sono parecchie, sono circa 700 chilometri, che ieri abbiamo fatto tutti d’un fiato per arrivare direttamente a Valdez e quindi al mare.

Aveva ragione Guccini: “il cielo dell’America son mille cieli sopra a un continente”. Siamo partiti con la pioggia, poi é uscito il sole, di nuovo nuvole nere, pioggia e moltissimo vento.

Ci siamo fermati dopo circa un’ora e mezza per visitare North Pole (che in realtà é poco più che un negozio di cose di Natale aperto tutto l’anno) e poi siamo ripartiti quasi subito.

Lo Zivo si é fatto influenzare da non so chi e ha inserito tutta una serie di stop “imperdibili” lungo il tragitto, per sgranchirci un po” le gambe e osservare il panorama.

L’Alaska conta più di 3.000 laghi. Ieri secondo me ne abbiamo visti tipo 2.000. Abbiamo viaggiato per ore in mezzo al bosco di pini, senza segnale e senza vedere anima viva per chilometri e chilometri. Il cielo cambiava, veniva la pioggia, uno sturm und drang perfetto.

“Per di qua, comunque vada,
sempre sulla mia strada”

Per tutta la durata del viaggio abbiamo costeggiato la pipeline, che arriva diretta fino al porto di Valdez.

Macinare chilometri a me é sempre piaciuto tanto, non importa dove sono, ma i viaggi in auto sono sempre i miei preferiti e i nostri figli credo abbiano ricevuto un imprinting pazzesco su questa cosa perché all’ultima sosta, quando abbiamo detto di scendere che sarebbe stato l’ultimo stop prima di arrivare, l’Olivia mi ha detto:

“Ma quanto manca?”

Io: “Due ore e mezza”

“Va beeeh, é meno che andare a Pozza. Noi non scendiamo”. 😅

L’ultimo tratto di strada prima di arrivare a Valdez passa in mezzo a un canyon strettissimo, dove sulla destra si costeggia il ghiacciaio di Wrangell St Elias e dove non ci si può fermare per pericolo valanghe (non ieri).

Arriviamo che a Valdez inizia a fare buio (anche a causa del brutto tempo) e arriviamo in un campeggio popolato da diversi coniglietti e un gattone tigrato. Ceniamo poco lontano, in un locale simpatico e molto local che si chiama the fat mermaid. Mangiamo scorfano, halibut e merluzzo. Il King Crab quest’estate non é a menù perché troppo troppo caro.