Susitna River

Susitna River

O di come a volte le idee di Ziveri ci sfuggano di mano.

Ogni anno partiamo con l’idea di fare boondocking per vivere la dimensione selvaggia del viaggio e poi finiamo sempre per scontrarci con una realtà che va molto oltre le nostre aspettative. Questa volta siamo partiti da casa con le coordinate di un free camping in riva al fiume che abbiamo inserito fiduciosi su Google Map.

La strada che da Anchorage porta fino a Fairbanks é una e puoi scegliere di prenderla in direzione nord o sud. Su questa strada affacciano piccole stradine a destra e sinistra che sono normalmente molto mal segnalate e nelle quali non é banale infilarsi con un mezzo di oltre 10 metri di lunghezza. Per arrivare al nostro campeggio di Susitna River abbiamo dovuto quindi fare un extra di 10 miglia a andare e 10 a tornare per riuscire a imbroccare la strada (forse sarebbe meglio dire il sentiero?) che ci avrebbe portato sulla riva di un fiume molto grande, impetuoso e obiettivamente bellissimo.

Superata la prima doppia curva in mezzo alle frasche, la strada si divide in due: da una parte una ripida discesa infattibile per noi e dall’altra un guado di acqua e sabbia. I più saggi sarebbero tornati indietro, ma noi avevamo forte in mente l’idea di stare stick to the plan e, non senza ricoprire di fango l’intero camper, abbiamo attraversato il guado – aggiungerei brillantemente.

Il commento di mia mamma davanti all’entusiasmo dell bambino 6-7 (in passato anche conosciuto come bambino X): “sembriamo quei tre sandroni che guardi tu Matte!” (Ossia Jeremy Clarkson e compagnia).

Finalmente eravamo nel locus amoenus. Il ponte dell’autostrada sopra di noi, la potenza della natura davanti a noi, un cartello “no camping” di fianco a noi.

A questo punto si apre uno scenario in cui Ziveri da una parte dice che secondo lui possiamo stare e dall’altra le nuove generazioni, ancora permeate da forti ideali di giustizia e legalità, che dicono che assolutamente non possiamo fare niente che non sia perfettamente legale.

Mia mamma avanza timidamente la preoccupazione che un camion voli giù dal ponte dell’autostrada e ci caschi in testa. Questo scenario da Final Destination ci obbliga moralmente a ripercorrere il guado (stavolta in modo più spavaldo) e a trovare una sistemazione che, come da tradizione da prima notte in camper in USA, è in un pregiato autogrill lungo la statale per Fairbanks.

Ci addormentiamo col sole che ancora non é sceso sotto l’orizzonte.