Talkeetna si trova su una strada chiusa che devia dalla strada principale che da Anchorage va a Fairbanks. La strada arriva fino a un fiume grigio e impetuoso e il paese finisce lì, con un parcheggio per camper e qualche tavolino da picnic semi abbandonato.
Talkeetna sono poche case colorate costruite nel periodo della ricerca dell’oro che oggi sono per lo più negozietti per turisti. Abbiamo camminato lenti fra le strade mentre ancora i primi negozi e i bar stavano aprendo. L’aria fredda, il cielo nuvoloso. Una locomotiva dell’Alaska Railroad ferma al limite del paese, lì più che altro per farsi fotografare dai (pochi) turisti che c’erano.
Dopo poco abbiamo deciso di applicare la regola aurea delle 4 ore: “se sei sveglio da almeno 4 ore, puoi bere una birretta” e ci siamo fermati in un piccolo pub con un bello spazio fuori con calcio balilla, freccette, tiro dei sacchetti e un jenga gigante.
Abbiamo accompagnato la birra con un halibut fritto davvero eccezionale, da intingere in una salsina tipo aioli ma con più erbette, e poi siamo ripartiti.

In un paio di ore siamo arrivati al visitor center del parco del Denali, dove una ranger molto gentile ci ha illustrato tutti i percorsi che avremmo potuto fare con two kids and an old lady.
Lasciamo il visitor center per andare al “Mercantile”, il posto in cui smistano le prenotazioni dei campeggi all’interno del parco. Una ragazza dalle ciglia obiettivamente molto lunghe non trova il nostro nome fra le prenotazioni, ma sarà certamente perché Ziveri non è fortissimo con lo spelling. Riproviamo. E lei: “Ah Danieli!”, eh – penso io – meno male. Ma lei: “check your emails. Your reservation was in July”.
Usciamo dall’ufficio con le pive nel sacco e un orso di peluche molto carino. Dobbiamo trovare un posto dove dormire stanotte e arriviamo in uno spiazzo ghiaioso dove ci vendono una piazzola a peso d’oro. Parcheggiamo di fianco a un piccolo camper con due ragazzi italiani, ci cuociamo una carbonara e aspettiamo domani per iniziare la visita del parco.

