La sveglia, quando sei “letteralmente” dall’altra parte del mondo, suona sempre con quelle tre ore di anticipo che fanno sí che tutta la giornata sia un trascinarsi continuo da un punto all’altro, nell’attesa che venga l’ora di fare ciò che é effettivamente in programma quel giorno.
La nostra sveglia biologica a Anchorage ha pensato di suonare alle 5 in modo da darci la possibilità di fare non solo diverse colazioni, ma anche di avere davanti quelle comode 4 ore per fare la spesa e entrare in possesso del potente mezzo che sarà “casa” per i prossimi 14 giorni.
Visto che ogni spedizione che si rispetti parte dall’approvvigionamento del cibo, siamo andati da Walmart per una spesa grande quanto due carrelli che ci permetterà di salire verso nord senza timori e soprattutto con diverse merende a disposizione.
Mentre lo Zivo andava a ritirare il camper, io, mia mamma e la Olly abbiamo aspettato nel parcheggio, facendo un aperitivo a base di patatine al limone e Dr. Pepper (e benvenuti in USA).

Il nostro camper è enorme è bellissimo. Trentuno piedi di lunghezza e con un motore V8 con un suono solido e potente, un motore con una bella schiena (cit.).
Abbiamo attraversato il paese di Eagle River e siamo arrivati a Eklutna, un paesino minimo con una cultura fortemente mescolata con la religione ortodossa. La piccola chiesa di St. Nicolas ringrazia chi si spinge fino lì per una visita e il sagrato si allarga verso un piccolo bosco di piccole casette colorate chiamate “Spirit Houses” che combinano la tradizione russo ortodossa con gli usi dei Nativi Americani.
Si tratta di una pratica funeraria unica, nella quale elementi della spiritualità ortodossa sono integrati con la visione Dena’ina del rapporto tra esseri umani, antenati e natura.

Ci allontaniamo piano, ognuno con i propri pensieri, e ripartiamo.
