“Anche il volo più lungo, prima o poi finisce” – questo lo steward del nostro volo Francoforte – Anchorage quando ormai mancavano pochi minuti a scendere all’aeroporto Ted Stevens (senatore dell’Alaska dal 1968 al 2009).
Nove ore di volo perfetto sopra la Germania, il mare del nord, le Far Oer, la Groenlandia, una lingua di Canada e poi il nord dell’Alaska e giù. Non si sa con che criteri ci abbiano dato da mangiare in questo volo, perché siamo saliti alle 1530 e ci hanno dato del chili con carne e poi, poco prima dell’atterraggio, un pezzo di pizza.
Nei due posti davanti a noi due tizi di Salso ci hanno raccontato che era tipo l’ottava volta che venivano in Alaska a pescare salmoni. Abbiamo detto tutti “ah che bello”, abbiamo pensato tutti “che do bali”.
L’aeroporto di Anchorage é minimo e le persone che abbiamo incontrato molto gentili e disponibili. É tutto un po’ marrone e vecchiotto, con una passione smodata per la tassidermia (orsi impagliati un po’ ovunque).
Abbiamo dormito in un hotel (anche lui marrone è vecchiotto) vicino all’aeroporto e oggi prendiamo il camper che ci porterà into the wild.
Abbiamo trascorso la serata in un locale che si affaccia sul Lake Hood che di fatto é un’aviopista su acqua e da cui era un continuo atterrare e decollare di piccoli/piccolissimi idrovolanti.
A questo punto tutti si chiedono: quanto resisteremo a Ziveri che ogni aereo che vede ci dice “l’hai visto? Sei sicura che non vuoi andarci?”.

