La frontiera

La frontiera

Gli estremi della terra mi hanno sempre affascinato. Quelle zone del mondo lontane, inarrivabili, sferzate dal vento e abitate da popoli schivi hanno sempre avuto un grande fascino su di me. 

Lasciare la rotta e andare, partire, perdersi un po’, ritornare.

Le frontiere del mondo sono terre di mezzo, identità sospese, mondi misti.

Il viaggio di quest’anno é un viaggio molto voluto, che abbiamo tenuto nel cuore per oltre dieci anni. Un viaggio all’ultima frontiera del mondo, con un piede negli Stati Uniti e il cuore verso l’Artico.

Questo viaggio sarà uno spartiacque fra un prima e un dopo, fra la vita come la conoscevo e la vita come la imparerò.

Mio papà, in una calda mattina di fine luglio, se n’é andato. Non mi ha lasciata, é sempre con me; il mio cuore é pieno delle sue parole e della gioia che aveva nel leggere questo blog che, come le newsletter di Daniele Rainieri dal fronte, era sempre troppo corto. 

E allora sono felice di partire, sono felice che mia madre venga con me. I viaggi hanno sempre legato moltissimo la mia famiglia, anche quando l’Europa era molto più grande di ora e per arrivare servivano ore e ore di strada vuota.

Quindi si va. Partiamo per un on the road in Alaska che ci porterà fino all’ultima frontiera, in quelle terre difficili e fredde che in realtà stiamo affrontando anche qui, con 40 gradi e l’aria condizionata sempre accesa.

Ho pensato tanto se scrivere o no anche questo viaggio e alla fine ho pensato che é anche un modo di fermare dei momenti, cristallizzare delle emozioni e tornare a riconoscerle più avanti, e capire che lí tu ci sei saputa stare perché qualcuno, molti anni prima e in situazioni che oggi non saprei definire, ti ha dato gli strumenti per starci.

E allora forse é un po così.

Per trovare poi chi sei da ora in poi, devi andare alla frontiera.