Seward

Seward

Seward si chiama Seward in onore di colui che comprò il territorio dell’Alaska dalla Russia ed é una piccola città sul mare, nel fiordo a sud di Anchorage.

Ovviamente quando siamo arrivati noi pioveva molto, ma in ogni caso abbiamo fatto un giretto nel porto per vedere le barche da pesca che rientravano dalle gite alla ricerca di halibut e salmoni. C’erano pescatori che scaricavano carriole di pesce e li sfilettavano direttamente sul molo, pronti per essere affumicati e poi spediti ai turisti che avevano pagato per la gita.

In uno slancio di entusiasmo, mia mamma (che generalmente ha paura in gommone appena esce dalla punta di Cala Sinzias) ha proposto di affittare una barca per andare a pescare in alto mare. Meno male che il tempo non invogliava e che allo Zivo non piace pescare, perché altrimenti credo che avremmo fatto un post su “quanto mal di mare si può provare pescando halibut al largo dell’Alaska”.

Alla sera abbiamo mangiato da Ray’s, una specie di istituzione del seafood e che serve zampe di granchio, scorfani, merluzzi e halibut dal 1988. La cena era buonissima, a parte una birra leggera e profumata che era davvero perdibile.

A Seward c’è anche un piccolo museo oceanografico dedicato ai pesci dell’artico, dove abbiamo potuto toccare dei gamberetti semi trasparenti e delle stelle marine spugnose grandissime.

C’era anche una foca con problemi neurologici che vive nell’acquario, oltre a un grande leone marino e diverse pulcinelle di mare.

All’uscita non pioveva, quindi abbiamo fatto un giro per alcuni negozietti del centro. Una cosa tipica di Seward e dell’Alaska in generale é il sourdough, una specie di pane lievitato obiettivamente molto buono anche per gli standard nostri. Abbiamo comprato una pagnotta, due caffè, un chai latte e un cioccolato per la modica cifra di 40 dollari.

A Seward c’è anche il mile zero della Iditarod, che do per scontato ormai sappiate benissimo cosa sia.