Visto che la critica di Ziveri ai contenuti del blog é stata principalmente legata al fatto che non ho parlato/ho parlato troppo poco della trans-Alaska pipeline, eccomi con un contenuto dedicatissimo.

La trans-Alaska pipeline, familiarmente detta la TAPS, é lunga 800 miglia (circa 1.200 km) e va da Prudhoe Bay fino a Valdez. Si tratta di un tubo di 1,22 mt di diametro che trasporta crude oil a una temperatura di circa 31 gradi. É stata costruita fra il 1974 e il 1977 ed é costata qualcosa come 8 miliardi di dollari.

Oltre la metà del percorso è sopraelevata su speciali sostegni per evitare che il calore del petrolio sciolga il permafrost sottostante.

È progettato per scorrere su speciali supporti mobili e resistere a terremoti anche fortissimi (come nel 2002 durante il sisma di magnitudo 7.9 a Denali).

Il tubo non scorre mai perfettamente dritto e questo permette alla struttura di dilatarsi o contrarsi con le escursioni termiche estreme. Oltre a questo, nelle zone di migrazione, il tubo è stato alzato a oltre 3 metri per permettere a caribù e alci di passare sotto senza problemi.

La manutenzione interna viene affidata a speciali dispositivi chiamati pigs (maiali), strumenti cilindrici che scorrono dentro il tubo spinti dal flusso del petrolio per pulire le pareti da detriti e paraffina.

La costruzione dell’oleodotto, benché indubbiamente uno sforzo ingegneristico senza uguali, ha scatenato da subito intense discussioni sull’impatto ambientale e sui diritti delle popolazioni native.

Il momento più drammatico legato alla storia del petrolio alaskano avvenne nel 1989, quando la petroliera Exxon Valdez, appena ripartita dal terminal di Valdez carica di greggio proveniente proprio dal pipeline, urtò la scogliera di Bligh Reef nella Prince William Sound. Il disastro versò in mare oltre 40 milioni di litri di petrolio, devastando la fauna marina e le coste incontaminate della regione. Quella tragedia ha cambiato per sempre le normative sulla sicurezza (ad esempio ora le petroliere americane hanno l’obbligo di avere il doppio scafo) e sul trasporto marittimo di greggio negli Stati Uniti.

Oggi, a distanza di quasi 40 anni dal disastro, il ghiacciaio, la fauna e la flora locali si sono pressoché ripresi, ma si tratta comunque di un ricordo che ancora non é stato cancellato. Sul porto di Valdez ci sono diverse cartine che indicano la vastità dello sversamento, anche in comparazione con lo sversamento della Deep Water Horizon nel Golfo del Messico.

In qualche modo, non so quale, i nostri viaggi sono legati a doppio filo al petrolio americano. E comunque, tanto vi dovevo sulla TAPS.